ÁRPÁD ROSTÁS – Carpentiere

Árpád Rostás ebanista e restauratore ha lavorato in 200 castelli e ristrutturato 1000 articoli di mobili nel suo paese e all’estero, questo il bilancio di 36 anni trascorsi all’insegna del commercio nella lingua dell’aritmetica. Si definisce operaio del legno che, seguendo l’esempio dei maestri artigiani medievali, è alla ricerca costante di sfide e occasioni di apprendimento, sempre in movimento da un luogo all’altro e che decide quanto tempo fermarsi in un posto, in base al tempo che richiede la lavorazione del pezzo che sta eseguendo. Così, oltre a viaggiare per l’Ungheria, viaggiò per l’Europa occidentale, ricevendo commesse  addirittura dalla Francia, Regno Unito e Germania. Tuttavia il suo interesse è orientato altrove, considerata la sua passione per la falegnameria tradizionale indiana  ed il desiderio di approfondire le sue conoscenze in India.

Fiori all’occhiello delle sue opere sono le lavorazioni di riparazione e ristrutturazione realizzate al  Louvre, Versailles, Parlamento Ungherese e all’ Accademia delle Scienza. Molte delle opere citate serano  in situazioni critiche ma, grazie al suo intervento, tornarono agli antichi splendori, come nel caso dellan Scalinata dell’Ospedale di Marcali o il soffitto della Stanza degli Specchi dell’Univesrità University di Budapest.

Ha ottenuto molti premi e riconoscimenti, tra cui il Premio per il Patrimonio Ungherese nel 2011 come riconoscimento  del lavoro di ristrutturazione del rivestimento in legno dell’ Accademia Ungherese della Scienza realizzato 10 anni prima. La cittadinanza onoraria di  Kaposvár è un’ulteriore attestazione di stima, concessa dalle autorità della città in cui Árpád nacque e studiò, formandosi nella Scuola di carità  di Nágocs. E ‘stato anche nominato al Premio Prima Primissima, l’onorificienza più alta che può essere conferita ad un artista dopo il Premio Kossuth. Tuttavia, l’artista fece un passo indietro a causa degli insulti e commenti ottenuti, probabilmente causati dall’invidia generata dalla sua fama. La storia di Rostás è un eccellente esempio che dimostra quanto, nonostante la povertà e la disperazione, si possa diventare  professionalità competenti e riconosciute.

Rostás sostiene che la formazione sul campo sia l’unica via per apprendere in maniera efficace. Così, dopo aver terminato la scuola professionale, per anni ha cercato di consolidare le sue conoscenze facendo diversi lavori e svolgendo diverse mansioni nel campo della falegnameria, cercando di carpire i trucchi dei capi bottega. Compito non facile, visto che i capi bottega,  custodendo i trucchi ed i segreti degli antichi mestieri,  erano spesso reticenti ma Rostás era cosò desideroso di apprendere, che fu in grado di acquisire i trucchi dei suoi maestri. Inoltre, era solito chiedere al falegname presso cui lavorava, di metterlo in contatto con altre botteghe, in modo da acquisire ulteriori segreti. Nella maggior parte dei casi, chiedeva solo vitto ed alloggio come ricompensa, ma a volte veniva anche retribuito. Sebbene fosse un artigiano esperto, non si vergognò mai di essere “apprendista”alle prese con nuove lavorazioni e di lavorare  per professionisti più anziani ed esperti di lui.

Restauratore senza qualifica

Sebbene Rostás ottenne i maggiori riconoscimenti come restauratore, l’artista non ha mai conseguito un diploma o qualifica  ufficiale. Nulla di strano, visto che ciò era in linea con gli ideali seguiti dall’artista: i falegnami del passato infatti, oltre a preparare mobili e  strutture in legno, li riparavano. Successivamente ci fu una separazione dei mestieri: falegname ed ebanista, mentre quello del restauratore richiedeva un livello più alto di conoscenza accademica. Secondo Rostás, i restauratori devono obbligatoriamente essere in possesso di conoscenze pratiche di falegnameria. La collaborazione tra maestri-artigiani e restauratori è una valida alternativa in grado di unire la profonda conoscenza accademica del restauratore con le abilità  tecnico-pratiche dell’artigiano. Nei casi in cui una certa abilità pratica scompare, prima o poi, anche la conoscenza accademica a cui esso si riferisce scomparirà. E’ ciò che ha riscontrato diverse volte Árpád Rostá, quando fu chiamato a restaurare delle opere. Non si è mai rifiutato di farlo,  accettando sempre le sfide.

La ristrutturazione della scalinata della chiesa di Marcali è stata il punto di svolta della sua vita, oltre ad essere protagonista del documentario  ‘Scala’  (diretto da  Livia Gyarmathy nel 1994), vincitore del Festival del Film Ungherese. Il documentario iniziò  ad essere girato senza che il ‘protagonista’ ne fosse a conoscenza. Anche se i suoi sforzi estremi hanno permesso di salvare la scala di legno situata nel foyer del palazzo – nonostante i progetti architettonici originali e le perizie dei restauratori, la sfida non diventò una storia di successo. L’artista non fu neanche retribuito per il lavoro svolto e la realizzazione dell’opera venne  affidata ad un’altra grande società che richiese una somma di denaro molto più alta di quella che avrebbe richiesto l’artista. Un periodo negativo, anche sul fronte personale, divorziò infatti anche dalla moglie. Sebbene la situazione lavorativa sia stata delicata, aveva ancora il controllo della sua vita e delle sue decisioni.  Ottenne dei lavori all’estero, grazie al supporto di conoscenti, fino a lavorare al Louvre ed a  Versailles, dove avrebbe potuto restaurare il parquet del Re Sole.

Anche se nel suo paese svolse nuovi lavori, non potè mai svolgere lavorazioni di restauro (non aveva la qualifica per farlo), ma solamente di falegnameria che aveva bisogno della supervisione di un  restauratore. Inoltre, il fatto di aver appreso molto sul campo accresceva spesso l’avversione dei colleghi restauratori in quanto questo tipo di conoscenza si trova spesso ad andare contro i principi che regolavano il  commercio. Come disse lui steso, all’estero non ha mai avust probemi simili, poichè non contava tanto la qualifica, quanto le conoscenze professionali e le competenze  necessarie per raggiungere la qualità ed i risultati attesi.  La presenza del restauratore al lavoro era evidente in altri paesi, la collaborazione con gli altri maestri artigiani era estremamente  proficua ed efficace.

Non mordenti chimici ma naturali

In using these materials he has serious argues with wood care experts as in their profession it is much received to use chemically produced materials and liquors, while his own recipes sounds much like charlatanry nowadays. In spite of that he goes face to trends that much time and gained results more and more legitimate the meaning of these efforts, as lately he started being invited to university conferences where he can express his own position and show his solutions.

Tra le chiavi di successo delle sue opere, vanno inserite quelle ricette artigianali fatte con materiali naturali, che l’artista usa per il trattamento del legno, per controllare i parassiti, per rafforzare il legname e per definire il colore e la tonalità originale.  I materiali utilizzati dipendono sempre dalla funzione dell’oggetto da creare, gli ingredienti vanno selezionati in base alla tipologia del problema. Sebbene le ricette rischino di scomparire, esistono vecchie descrizioni come per esempio i libri di Vitruvio, che rimandano alle tradizioni dell’antico Egitto. Le modalità di utilizzo di tali ricette sono note, alcuni degli ingredienti potrebbero sembrare strani,  come il liquido di buccia d’aglio, mele e patate, grappa, acque o addirittura urina. Ha dibattuto a lungo con esperti della cura del legno sull’utilizzo di tali materiali molti dei quali preferivano utilizzare prodotti chimicici e liquori. Sebbene le sue ricette siano considerate inefficaci dai più, molti artigiani ne sottolineano l’efficacia.

Il restauro del soffitto della Sala degli Specchi nell’Università  è un ottimo esempio del  successo che hanno ottenuto le  sue tecniche  Nel 2003 infatti, quando crollò il soffitto della stanza dell’Univesrità,  non si trovarono  restauratori disponibili ad accettare la sfida di restaurarlo. A qualcuno però venno in mente un falegname di Marcali. Con i suoi metodo peculiari dimostrò rapidamente la presenza da radici secche ( funghi )   diagnosi poi confermato anche da un esperto di cura del legno.. Rostás restaurò la struttura, invece di procedere alla demolizione completa che sembrava inevitabile, salvà e rafforzò la struttura  sostituendone il legno.

Ambasciatore della carpenteria tradizionale

Negli ultimi anni Árpád Rostás si dedicò alla progettazione di mobili, considerando che la sua idea era di lavorare principalmente come ebanista. Alcune delle sue opere attrassero l’interesse dei media ed alcuni furono donati a persone note, come le culle per i figlii della coppia reale William e Kate nel 2013 e, nel 2015, per la principessa  Charlotte (Charlotte Elisabeth Diana). La culla unica in stile neogotico di rovere e noce decorata con intarsi. Prima di essere consegnate ai destinatari,  le culle vennero benedette in chiesa. Nel caso della culla di Charlotte, la benedizione avvenne nella Basilica di San Pietro ( chiesa principale di Budapest) la Domenica prima di essere consegnata , mentre la consegna fu effettuata il 19 novembre 2015 a Kensington Palace .

Attraverso tali donazioni Rostás intende mostrare il suo lavoro nel suo paese e all’estero, riportando l’interesse delle persone ai valori della falegnameria tradizionale e all’importanza della formazione professionale ed al suo ruolo di riduzione della vulnerabilità sociale. A tal fine è stato creato il trono preparato per Papa Francesco, la cui consegna è prevista per il 2016 come parte di un ‘ pellegrinaggio ‘ organizzato per 100 bambini cresciuti in collegio,  fornendo loro un’ esperienza di vita per loro. Il motivo centrale della sedia pluridecorato è una teca di vetro della forma dell’Ungheria, in cui si prevede di inserire la Madre terra ungherese. Lo schienale del trono è ornata dalle armature del Vaticano, Ungheria, Argentina e Marcali ( luogo di nascita di Rostás),, mentre un’ iscrizione quadrilingue chiede la benedizione per i Rom di tutto il mondo in inglese, latino , lingua ungherese e rom.

La scuola ed il libro di  Árpád Rostás

Attraverso le sue opere, l’artista intende quindi mostrare e sottolineare l’importanza delle tradizioni secolari e le tecniche di falegnameria e di ebanisteria per le future generazioni di artigianato. Al fine di raggiungere questo obiettivo, al momento  si sta dedicando ad assemblare un libro di testo finalizzato a riassumere le conoscenze e le competenze acquisite al fine di mettere le basi per nuove professioni. Ritiene che la sua carriera possa fornire un valido esempio che i giovani  possono seguire ed emulare. Per questo ogni anno organizza la  scuola estiva ed i laboratori creativi per i bambini orfani,  coinvolgendoli in attività di restauro e costruzione. Non si intende insegnare tanto la conoscenza pratica, quanto dimostrare quanto la formazione sia necessaria per conseguire risultati di buona qualità. Il miglior risultato delle scuola estiva è il restauro degli arredi del castello in Somogyvár (provincia di Somogy, Ungheria), in cui il dr. András Morgo professore di restauro, fornisce consulenza tecnica. Tra i piani a lungo termine di Rostás,  vanno menzionati lo sviluppo di un centro di formazione professionale a Marcali (provincia di Somogy, Ungheria) e la costruzione di una cattedrale a graticcio, da costruire insieme ai suoi allievi.

 

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