ISTVÁN CSORDÁS – Rivestitore tetti in paglia

La famiglia di Istvàn Csordàs si occupa di raccolta della canna, distribuzione di prodotti ricavati dalla canna e coperture nella zona di Pakozd nel distretto di Fejer, Ungheria. Nonostante la professione dei genitori lo abbia fatto crescere in questo mondo e in modo indipendente dal periodo, è stato il Lago Velence ad essere fondamentale per lui da bambino, poiché da giovane non aveva continuato l’attività intrapresa dai genitori. Ha tentato diverse attività, perfino come membro dei vigili del fuoco, fino a fare finalmente ritorno all’attività di famiglia. L’esercizio avviato aveva solo pochi anni, quando nel 1990 si verificò un cambiamento nella politica, che aprì la strada ad una serie di nuove possibilità anche per questa professione: avviò un’attività di famiglia (impresa) con sua moglie, distribuendo prodotti di canna assortiti a dettaglianti e ingrossisti. Nel campo della vendita domestica, esportano anche materiali e prodotti nei Paesi dell’Europa occidentale, soprattutto nei Paesi Bassi, in Danimarca, Belgio, Germania e Francia.

Oltre alla raccolta di canne, la realizzazione e la vendita di prodotti, l’impresa è ugualmente interessata al lavoro di costruzione: progettazione e costruzione di tetti e coperture, anche gestendo la loro manutenzione e ristrutturazione. Hanno costruito un certo numero di tettoie in altri Paesi d’Europa oltre al mercato ungherese, tra gli altri in Germania e in Belgio. Il periodo di maggior successo è durato sino alla fine degli anni 90, tempo dopo il quale le circostanze economiche e politiche hanno iniziato ad essere sempre meno favorevoli all’interno della regione, oltre al rischio comunque alto delle condizioni naturali in continuo cambiamento e dei crescenti effetti negativi del riscaldamento globale, che hanno reso più difficile la sopravvivenza. Tuttavia la continuità non è mai stata un problema, né sono stati scoraggiati dall’incendio scoppiato nel magazzino e nella fabbrica, principalmente grazie all’amore per la professione e lo stile di vita legato alla natura. La continuità all’interno della famiglia è assicurata anche attraverso la figlia e il genero, entrambi già occupati nell’attività di famiglia.

Gestione agricola della canna

La canna è considerata un antico materiale da costruzione, il cui utilizzo come materiale di copertura per tetti od altre parti a scopo di costruzione è largamente conosciuto in tutta Europa ed anche in altre parti del mondo. Lo spazio vitale disponibile per esso, specialmente nei Paesi dell’Europa occidentale, si sta tuttavia restringendo gradualmente, nonostante possa migliorare in modo significativo la qualità delle acque di laghi e canali, contribuendo all’autopurificazione dell’acqua, tipicamente radunando attorno a se stessa i rifiuti organici e di altro tipo. Con l’esclusione della canna, anche la caratteristica fauna selvatica ad essa legata scompare, con i suoi uccelli ed altri animali acquatici. Nonostante la canna si diffonda molto velocemente dovunque appaia, principalmente attraverso la propagazione vegetale, vale a dire attraverso i germogli di radici e fuscelli, può essere comunque estirpata altrettanto facilmente, in caso subisca due mietiture all’anno. Il ceppo o rizoma che funge da magazzino per il nutrimento non può generalmente sostenere questo fardello, ed una crescita ripetitiva può impoverirlo completamente. Tuttavia, dove la canna viene coltivata, il raccolto è solitamente programmato per i mesi invernali, sempre con la mietitura di quanto è stato prodotto nell’anno corrente, poiché solo questo ha valore per gli scopi industriali di costruzione. Al momento del raccolto è importante anche averne rispetto ed evitare eccessive quantità di danni possibili subiti dalle parti rimanenti; similmente, una mietitura ad un livello d’acqua più basso può essere anch’essa pericolosa, poiché il livello in seguito più alto può bloccare la respirazione delle radici. Tali errori possono provocare perfino la totale perdita della produzione dell’anno successivo.

Le colonie di canne del Lago Velence

Considerato il terzo lago più grande dell’Ungheria, il Lago Velence, con la sua profondità media di 1,5 metri, è l’ambiente ideale per la vita della canna. Non può quindi essere un caso che il 60 per cento della superficie delle sue acque fosse coperto da questo vegetale fino agli anni 60, ma questo numero è ancora alto, occupando una percentuale del 30-40. Vi è un’evidenza di secoli addietro della coltivazione di queste zone umide, che contribuisce all’immagine architettonica (aspetto) della regione e allo stretto legame di molte famiglie di tagliatori di canne con il lago e il mondo “lacustre”. Questi gruppi di canne sono la sua terra, insiste Istvàn Csordàs, quindi il suo lavoro è inestricabilmente legato al mondo acquatico di questa regione, veri e propri Stati attorno al lago, ai cambiamenti del livello dell’acqua e, a causa di tutte queste incostanti, al cambiamento della qualità e della quantità delle canne che qui crescono tra due raccolti, da utilizzare nelle costruzioni o da distribuire.

Il Lago Velence è tra i luoghi di villeggiatura più visitati dell’Ungheria, ed iniziò ad essere gestito in modo organizzato negli anni 70. In questo processo, la vicinanza della capitale ebbe un ruolo ovvio. La superficie lorda costruita della zona di villeggiatura e residenza sta aumentando di continuo, lasciando sempre meno spazio alla natura. Dall’altro lato, gli scavi sul fondo del lago che ebbero luogo durante la riorganizzazione turistica della zona, accanto ai serbatoi appena costruiti attorno al lago e al mantenimento delle risorse acquatiche possono garantire l’allungamento dell’esistenza del lago. Ciò è importante in modo fondamentale, quando sappiamo che prima di questo periodo il lago si prosciugava completamente in media ogni 100 anni, e l’ultimo di questi eventi si verificò a metà del 19esimo secolo. In questo processo le colonie di canne ebbero il loro ruolo contribuendo al continuo declino del loro stesso spazio vitale per via della loro espansione e dei sedimenti da esse prodotti.

Come mostra l’esempio sopra, sono presenti allo stesso tempo interessi e punti di vista in abbondanza, il cui parallelo soddisfacimento assoluto è impossibile; è possibile soltanto ricercare il miglior equilibrio. In tutte queste questioni è l’Ufficio Idrografico del Medio Transdanubio, manipolatore del lago come proprietà statale, ad avere la maggior influenza attraverso la continua supervisione dei piani generali di gestione delle acque e attraverso l’elaborazione e realizzazione di diversi progetti a lungo termine legati al lago. In questo sistema, accanto a molte altre zone interessate, il sostentamento della copertura con canne e la continuazione della professione del fabbricante di coperture di canna come attività culturale, con le sue tradizioni secolari, deve avere una priorità elevata, poiché un tempo essi apportavano un paesaggio architettonico caratteristico per alcune regioni. Istvàn Csordàs si preoccupa soprattutto – tra molti altri aspetti – di una scomparsa sempre più frequente della stagione invernale. Come egli afferma, sono sempre meno frequenti i periodi di gelo a lungo termine, cosa che svantaggia sia il raccolto economico ricavato dalla superficie del ghiaccio che la canna come materiali da costruzione.

Dalla Raccolta ai Prodotti di Canna

Istvàn Csordàs e la sua squadra si occupano personalmente non solo della raccolta delle canne, ma anche delle coperture. In questo modo hanno familiarità sia con le attività di costruzione che con il lavoro agricolo, quindi si occupano anche di altre attività di assistenza in entrambi i campi. Il periodo del raccolto dura per 5 mesi, normalmente da Novembre a Marzo, a seconda di quanto lo permettano le condizioni del tempo – temperature e piogge. Poiché la mietitura completa, e perfino parziale, delle canne nel Lago Velence è divenuta quasi impossibile, l’area del raccolto si è estesa agli stagni e alle colonie di canne nei dintorni, a volte perfino più lontano di 100 km dal magazzino a Pàkozd. Verso il termine del periodo del raccolto, il Transdanubio del nord è costellato di covoni fatti di fasci, che aspettano il trasporto al magazzino e un ulteriore utilizzo.

Naturalmente ai giorni nostri il raccolto a mano è sostituito dall’uso di diversi tipi di macchine. La meccanizzazione rende possibile un taglio e una produzione più efficienti, ma dall’altro lato queste macchine non possono essere usate in alcune zone, e quindi la raccolta e l’accumulo possono essere possibili solo nella maniera tradizionale.

Prima che la canna raccolta possa entrare nel magazzino, un passo da non saltare è quello di classificare in modo esperto i germogli di canna a seconda della qualità e del diametro. Questa fase è svolta quasi esclusivamente da una squadra esterna al giorno d’oggi. È più frequentemente Balmazùjvàros, situata presso le praterie di Hortobàgy da cui vengono i lavoratori rumeni, a svolgere la classificazione che richiede grandi abilità fisiche ed anche esperienza professionale.

I prodotti di miglior qualità sono esportati soprattutto in Europa occidentale, dove si paga il prezzo migliore per essi. Quelli di livello successivo vengono usati per le coperture, mentre le categorie seguenti sono per piattaforme e recinti di canna. Il procedimento di classificazione è spesso chiamato estrazione delle canne, poiché le punte più sottili vengono scelte ed estratte dai fasci una dopo l’altra. Al termine della raccolta, il materiale rimanente viene ripulito da spazzatura e materiali esterni, fino a quando raggiungiamo la 4° classe, usata separatamente dalle altre.

I pannelli fatti di canne sono materiali da costruzione rispettosi dell’ambiente, con eccellenti parametri fisici. Vengono preparati comprimendo le canne tra coppie di fili che scorrono parallele. La loro migliore qualità è la buona capacità di isolamento termico e il peso irrisorio. Possono essere usati per l’isolamento delle soffitte, fissati ai muri e resi visibili. I pannelli hanno una profondità di 5 centimetri, più che altro con dimensioni di 1 metro per 2. Uniti a 2 centimetri di intonaco, sono considerati un “materiale scarsamente infiammabile”.

La struttura molto folta delle canne contiene 120-160 canne in un metro. I rotoli hanno una lunghezza di 6 metri e sono larghi 100-200 centimetri. Vengono usati come pannelli contro il sole, il vento e l’” introspezione”.

La tecnologia delle coperture di canna

Costituisce una grande differenza nelle coperture, a paragone con altre tecniche di copertura dei tetti, il fatto che la profondità di 30 centimetri risolva tutti i problemi della copertura: ciò grazie all’isolamento termico, come anche all’impermeabilità, alla resistenza alla pioggia e alla sua giusta angolazione, e può sopportare anche le forze provocate dal vento e dalla neve. Basandoci su esperienze di vita vissuta, possiamo dire che solo la terza parte più in alto si oppone effettivamente alle forze della natura. Mentre il resto funge solo da riserva. Riguardo all’isolamento termico, si può naturalmente prendere in considerazione la profondità totale sia contro la calura estiva che contro il gelo invernale. Il proprietario deve considerare la regolare ristrutturazione della tettoia, che riguarda principalmente il cambio parziale dei 10 centimetri più in alto. La tettoia è più resistente se la realizzazione è svolta in modo esperto: i fasci sono disposti e fissati in modo corretto, e in seguito la compressione e le compressioni successive sono svolte in modo professionale.

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